Un paesetto piramidale, con la rocca in cima, la chiesa col bellissimo campanile di lato e quattro ordini di case che si spandono, come una corona, sulle curve di livello della collina su cui è adagiato.

Situato intorno ai 640 metri sul livello del mare, tra collina e montagna, immerso in una natura incontaminata, con campi ancora ben coltivati verso nord-est e bellissimi boschi di cerro, quercia orniello e carpine verso sud-ovest, Ornaro regala panorami strepitosi, sia verso la bassa Sabina, fin quasi a Roma, sia verso la vallata del Turano, sia, verso nord, con la quinta dei monti che fanno corona al Terminillo.

Gli abitanti di Ornaro sono conosciuti ed ammirati dai vicini per la loro cordialità, disponibilità, generosità e capacità di cooperazione e aggregazione che permette loro di realizzare e mantenere vive molte attività e tradizioni storiche, religiose, ricreative e culturali che altrimenti sarebbero impossibili da preservare e tramandare nei secoli.

I primi insediamenti

 

Il territorio dove oggi sorge Ornaro è stato abitato probabilmente già dall’epoca preistorica, sicuramente, in età storica, dal popolo dei Sabini il cui territorio arrivava fino al Tevere, prima della fondazione di Roma. Qui passava la Via del Sale, su cui il prezioso minerale veniva trasportato dalle saline a sud della foce del Tevere verso l’interno, dove erano le principali città sabine. Con la conquista della Sabina da parte dei romani, la Via del Sale ha acquisito sempre maggiore importanza, ed è diventata l’asse portante di tutta la viabilità della Sabina, assumendo successivamente il nome di Via Salaria.

Gli antichi scritti raccolti nel “Regesto Farfense” da Gregorio da Catino, databili dall’anno 777 all’anno 1082 dopo Cristo, conservati nella biblioteca del monastero di Farfa, indicano il sito lungo l’antica Via Salaria dove oggi sorge Ornaro con nomi nel tempo diversi: Octavum, Quadragesimus, Ar(e)narius,… Le prime due denominazioni non indicavano già un centro abitato ma un territorio, in cui sicuramente esistevano siti abitati, casali, stalle, con fondi coltivati, sparsi lungo il percorso dell’antica Salaria, ma in cui non era sorto ancora un centro abitativo autonomo.

Pertanto, nei suddetti documenti, le denominazioni dei luoghi in cui sono ubicati i fondi, fanno riferimento alla loro collocazione rispetto all’asse viario principale, basandosi sul calcolo delle miglia romane. Infatti, se il territorio veniva menzionato facendo riferimento alla distanza dal capoluogo sabino Reate, l’odierna Rieti, veniva denominato “Ab Octavum”, trovandosi ad otto miglia da Rieti; viceversa, se il calcolo della distanza partiva da Roma, veniva denominato “Quadragesimus” in quanto a cavallo del quarantesimo miglio della Salaria, indicato dalla colonna miliaria che si trova al bivio di Ornaro.

Ornaro nel Medioevo 

Intorno all’anno Mille, finite ormai le ricorrenti invasioni dei barbari prima, dei saraceni e degli Ungari poi, le popolazioni della Sabina, dopo la ripresa della crescita demografica, cominciarono a riaggregarsi in centri abitati detti “Vici” (villaggi) posti in luoghi di solito rialzati e più facilmente difendibili, successivamente fortificati, che quindi prenderanno il nome di “Castra” (luogo/villaggio fortificato), dando vita al fenomeno dell’Incastellamento.

 

Non a caso, quindi, già dall’anno 1012 appare una denominazione che non indica più la posizione lungo la via Salaria ma, verosimilmente, un centro abitato strutturato, denominato Arenarius, dalla parola latina “arena” (sabbia, breccia). Buona parte del sottosuolo su cui sorge l’antico borgo di Ornaro è costituito in effetti proprio da grandi banchi di breccia, un materiale che per molti secoli è stato usato per pavimentare le strade e, mischiato con la calce, per costruire le case. Con il tempo il toponimo antico Arenarius diverrà poi Arnarius, Arnario, e infine Ornaro.

Coloro che lo hanno fondato in questo luogo sono stati spinti da alcune esigenze, fondamentali per quei tempi. Oltre che per esigenze logistiche e difensive, per assicurare solidità sia alla fortezza che alle abitazioni del borgo, i padri fondatori di Ornaro scelsero di edificarle sullo sperone roccioso su cui si trovano ancora oggi. Peraltro nessuno si sarebbe sognato di fondare un centro abitato in un luogo dove non vi fosse almeno una sorgente di acqua potabile, per evidenti motivi.

E qui, infatti, c’era una sorgente naturale ed è stata costruita quella che oggi si chiama “Fonte Vecchia” che ha servito acqua potabile per uomini e animali per generazioni. Inoltre, il paese è stato costruito nel luogo più favorevole tra il territorio circostante anche dal punto di vista climatico in quanto è esposto sul versante sud-est della collina che è quello che riceve la maggiore insolazione giornaliera ed è riparato dai venti predominanti.

A questo punto il “Vicus” diventa “Castrum”; cioè si ha il passaggio da un villaggio di case sparse, probabilmente di legno, senza un centro aggregante, ad un luogo fortificato che comincia a strutturarsi, secondo certe precise modalità, intorno all’opera di difesa che ne diventa il fulcro; le abitazioni provvisorie diventano case stabili, in muratura, costruite a raggiera, sulle curve di livello della collina, intorno alla rocca che le sovrasta e che le protegge.

ARENARIUS

Via Cecola, 4 - Ornaro Alto, Torricella in Sabina (RI)

Chi percorre la Via Salaria nel tratto Roma-Rieti, specialmente provenendo dalla Capitale, rimane folgorato dall’apparizione, dopo una semicurva, di uno dei paesi più piccoli ma più tipici della Sabina, per l’impronta schiettamente medioevale della sua struttura: Ornaro.