Scopri le bellezze di Ornaro e lasciati guidare tra le meraviglie della Sabina!

 

Il Castello

 

Le prime notizie del “Castrum Hornarii” risalgono al 1254 e ne attestano l’appartenenza alla famiglia Brancaleoni. Nel 1446 viene stipulata una convenzione tra Brigida, Givosa e Giovanna, figlie di Giovanni Andrea Brancaleoni per la divisione dei beni paterni e il castello fu affidato a Brigida la quale andò in sposa a Troilo Orsini, del ramo di Castel S. Angelo e portò in dote il castello a questo ramo della famiglia Orsini.

Da allora la proprietà del castello passa di mano in mano lungo diversi rami della famiglia Orsini fino al 1641 quanto tutti i beni del ramo della famiglia Orsini che lo possedeva passarono alla Camera Apostolica che ne ha mantenuto la proprietà fino al crollo dello Stato Pontificio.

La Camera Apostolica assegnava i beni del ”Castrum Hornarii”, con un contratto di enfiteusi, a varie famiglie possidenti del luogo. Con l’instaurazione del Regno d’Italia e la caduta dello Stato Pontificio, i beni che prima erano della Camera Apostolica vennero poi trasferiti al Demanio dello Stato. Nel 1936, gli enfiteuti Lattanzio estinguono o riscattano l’enfiteusi, assumendo la piena proprietà, a livello privato, del castello e dei relativi beni annessi. Negli anni sessanta i Lattanzio vendono la rocca di Ornaro alla signora Sormani Elza, attuale proprietaria.

 

La chiesa di Sant’Antonino Martire

 

Nel 1787 in occasione della Sacra Visita Pastorale alla Diocesi di Rieti del Vescovo Saverio Marini si attesta il ritrovamento di un documento del 1389, che si rifà ad un altro, del 1250 circa, in cui erano elencate le chiese della Diocesi reatina del tempo, tra le quali molteplici sono quelle presenti nel territorio di “Arenario”, cioè dell’attuale Ornaro: S. Thomas de Villa, S. Felix de Via Romana, S . Antolino de Arenario, S. Stephano de Casalenovo, S. Silvester de Montesicco, S. Blasius, S. Martinus.

Delle chiese elencate all’epoca del Marini, già allora tutte dirute, oggi resta solo la parrocchiale, intitolata a S. Antonino Martire di Pamiers (Francia), l’unica all’interno del centro storico, affiancata dalla chiesetta della SS. ma Trinità, sita fuori dal centro storico, oggi chiesa cimiteriale, edificata nel 1641.

La chiesa parrocchiale di S. Antonino Martire è semplice e austera sia nell’impianto architettonico, sia nell’arredo degli interni. E’ una chiesa a navata unica, disposta lungo l’asse est/ovest; la facciata principale si trova verso ovest ed ha un portale d’ingresso lineare, in pietra calcarea, sormontato da un timpano lineare sporgente. Nella chiesa vi sono tre altari di cui il principale, all’interno dell’abside, dedicato alla Madonna Assunta e due laterali, al di sopra dei quali, incorniciati da colonne e da architravi sono inseriti due quadri raffiguranti uno il Patrono S. Antonino Martire, l’altro la Madonna del Rosario.

L’altare principale è sorretto da una pietra miliare dell’antica Via Salaria e precisamente quella indicante il XLIII miglio, su cui sono incisi i nomi di tre imperatori: di Valentiniano, del fratello Valente e del figlio Graziano, che discendevano dalla famiglia dei Flavi, originaria della vallata di Falacrine, in territorio reatino e che aveva dato i natali agli imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano. Agli imperatori citati sono rivolti sia il titolo di “Augustus”, sia gli epiteti di “Pius” e di “Triunphator”. L’iscrizione si conclude con un voto augurale e con l’indicazione del miglio segnalato. Il piano della mensa dell’altare si può datare intorno alla metà del XIII secolo e presenta un’iscrizione lungo la facciata rettangolare laterale, che  tradotta recita : Nel nome del Signore amen padre Rainaldo Trebulano.

L’affresco che ricopre completamente l’abside della nostra chiesa parrocchiale sembra quasi sovrastare i fedeli ed effonde un notevole senso di misticismo e di serenità. Esso può essere suddiviso in tre “zone” ben distinte, sia per soggetto, sia, in parte, per tecnica di esecuzione. La fascia inferiore, rappresenta i dodici Apostoli ed un paesaggio di sfondo, nella parte superiore (volta) è dipinta l’Assunzione della Madonna tra angeli musicanti, sulla facciata anteriore dell’arco della volta è rappresentata l’Annunciazione.

La Dott. ssa Mortari, della Soprintendenza ai Beni Culturali lo definisce “Uno splendido saggio di pittura dei primi del ‘500. L’autore, di ambito provinciale, ricalca ancora i modi quattrocenteschi di Antoniazzo Romano ed è legato alla vena ingenua e popolaresca della pittura abruzzese.

 

La Via Salaria

 

Un tratto della Via Salaria di epoca romana, lungo circa 3 miglia, attraversa il territorio del Comune di Torricella in Sabina, dal confine con Poggio S. Lorenzo a sud, al confine con S. Giovanni Reatino verso nord. Numerosi e interessanti sono gli affioramenti e le opere infrastrutturali che testimoniano il passaggio della Via Salaria nel territorio di Ornaro. Lungo il suo percorso si possono individuare alcune località in cui, testimonianze archeologiche varie, fanno ritenere vi fossero insediamenti di epoca romana. Una delle testimonianze più belle ed interessanti dell’antica Salaria nel territorio è costituita dal “Ponte Sambuco”, costruito nei pressi del quarantunesimo miglio, per scavalcare il piccolo torrente denominato “Fosso del Cavone”.

Il ponte è stato costruito, secondo alcuni storici, presumibilmente intorno al 72 D. C. sotto l’impero dei Flavi che fecero ristrutturare e pavimentare la Salaria, dotandola, dove necessario, di ponti in pietra. Ha una sola arcata, fiancheggiata da un lungo “rilevato” per il superamento del dislivello di terreno tra le due sponde del torrente che scavalca. Tutta l’opera è stata costruita con sovrapposizione, a secco, di grossi blocchi di pietra calcarea perfettamente squadrati ed incastrati ed è ancora agibile.